Rodolfo Volk, Amadeo Amadei, Dino Da Costa, Pedro Waldemar Manfredini e Rudi Voeller. È questa la straordinaria cinquina dei candidati al ruolo di secondo centravanti nell’ideale undici che inaugurerà quest’anno la Hall of Fame della Associazione Sportiva Roma. Questa undicesima ed ultima settimana di voto, aperta come sempre a tutti i tifosi giallorossi registrati gratuitamente su www.asroma.it, chiude un percorso iniziato a giugno con le votazioni dedicate ai portieri.
Giovedì 20 settembre la AS Roma annuncerà l’esito delle votazioni e i nominativi dei primi 11 giocatori eletti nella Hall of Fame della Società, un’istituzione che nel corso degli anni curerà e preserverà la memoria ed il patrimonio affettivo di una élite di ex calciatori giallorossi.
Ricordiamo ai tifosi e ai mezzi di informazione che per ciascuna delle 11 cinquine di candidati – delineate dalla Commissione della Hall of Fame dopo la scrematura dell’elenco dei candidati da 85 a 55 giocatori – sarà eletto il giocatore che avrà ottenuto il punteggio più elevato combinando i voti dei tifosi (1,0 punti) e le preferenze espresse dai cinque membri della Commissione (0,5 punti per ciascun membro). La Commissione è composta da Gianfranco Giubilo, Ennio Morricone, Massimo Izzi, Luigi Ferrajolo e Mario Sconcerti.
La ‘squadra’ dei primi 11 hall of famers rappresenterà un modo di rendere omaggio agli 85 anni di storia romanista attraverso una lettura moderna del gioco del calcio, dell’evoluzione dei ruoli dei giocatori di campo e delle caratteristiche dei singoli candidati.
Per quanto concerne i dieci ruoli già votati, riepiloghiamo quanto segue.
Tra i portieri i tre più votati – in ordine alfabetico – sono stati Paolo Conti, Guido Masetti e Franco Tancredi.
Tra i terzini destri i tre più votati – in ordine alfabetico – sono stati Cafu, Attilio Ferraris IV e Christian Panucci.
Tra i centrali difensivi di destra i tre più votati – in ordine alfabetico – sono stati Sergio Andreoli, Giacomo Losi e Pietro Vierchowod.
Tra i centrali difensivi di sinistra i tre più votati – in ordine alfabetico – sono stati Aldair, Eraldo Monzeglio e Sergio Santarini.
Tra i terzini sinistri i tre più votati – in ordine alfabetico – sono stati Vincent Candela, Sebastiano Nela e Francesco Rocca.
Tra i primi centrocampisti centrali i tre più votati – in ordine alfabetico – sono stati Fulvio Bernardini, Giancarlo De Sisti e Fabio Capello.
Tra i secondi centrocampisti centrali i tre più votati – in ordine alfabetico – sono stati Toninho Cerezo, Agostino Di Bartolomei e Damiano Tommasi.
Tra i candidati alla posizione di trequartista i tre più votati – in ordine alfabetico – sono stati Franco Cordova, Paulo Roberto Falcao e Giuseppe Giannini.
Tra i candidati alla posizione di tornante di destra i tre più votati – in ordine alfabetico – sono stati Bruno Conti, Alcides Ghiggia e Naim Krieziu.
Tra i candidati al ruolo di primo centravanti i tre più votati – in ordine alfabetico – sono stati Gabriel Omar Batistuta, Marco Delvecchio e Roberto Pruzzo.

Leggi qui di seguito le monografie dei 5 candidati:
Rodolfo Volk (Fiume/Rijeka, 14 gennaio 1906 – Nemi, 2 ottobre 1983) – L’almanacco dei grandi bomber giallorossi inizia da Rodolfo Volk. Primo romanista ad infrangere il muro dei 100 gol in campionato, l’attaccante di Fiume dall’età di 17 anni inizia la trafila delle squadre della sua città: Juventus-Enea, Savoia Fiume, Gloria Fiume e Fiumana, con una fortunata parentesi di 14 presenze e 11 gol nella Divisione Nazionale con la maglia della Fiorentina. I viola, con un espediente d’altri tempi, nel 1926 lo tesserano con lo pseudonimo di Bolteni per evitargli grane con l’Esercito. Nel 1928 Volk porta la sua chioma bionda nella Capitale divenendo subito un beniamino con 25 centri in 30 partite. Per i tifosi diventa ‘Sigghefrido’ oppure ‘Sciabbolone’, soprannome questo dovuto alla sua caratteristica abilità nel ricevere il pallone spalle alla porta per poi girarsi d’improvviso e concludere in porta delle autentiche sassate. I compagni dell’epoca lo ricordano come un giocatore efficace a dispetto di una tecnica non sopraffina. L’8 dicembre 1929 Volk scrive una pagina di storia. Allo stadio della ‘Rondinella’, il campo della Lazio, si gioca il primo derby di sempre. Le cronache dell’epoca parlano di un impianto dominato per nove decimi dalla tifoseria giallorossa e ‘Vorche’ decide il match firmando l’1-0 finale con un gol a 17 minuti dalla fine. Nel match di ritorno gli ospiti cercano riscatto a Campo Testaccio, ma il fortino giallorosso si rivela terra proibita: la Roma stravince per 3-1 in rimonta, con un nuovo acuto di Volk tra le marcature di Fulvio Bernardini e dell’argentino Arturo Chini Luduena. In cinque stagioni con la maglia della Roma il centravanti giallorosso mette insieme 157 presenze e 103 gol in campionato. Nel campionato 1930-1931 mette a segno 29 gol divenendo il primo romanista a vincere la classifica dei marcatori della Serie A.
Amedeo Amadei (Frascati, 26 luglio 1921) – Leggenda, ma non solo. Amedeo Amadei, se possibile, rappresenta un tratto distintivo dell’identità romanista. I numeri dicono undici stagioni giallorosse (nove ufficiali, due trascorse giocando i tornei di guerra), 100 gol più 16 nei tornei di guerra, 216 presenze, uno scudetto e due record: entrambi tuttora imbattuti ed entrambi, ugualmente, avvicinati dal solo Gianni Rivera. Nella sua prima stagione da professionista, è il campionato 1936/1937, il ‘Fornaretto’ di Frascati diventa infatti l’esordiente più giovane nella storia della Serie A (15 anni, 9 mesi, 7 giorni) ed il marcatore più precoce (15 anni, 9 mesi, 14 giorni). Amadei, che ancora dà una mano al padre nel forno di famiglia, il 2 maggio del 1937 debutta contro la Fiorentina e sette giorni dopo va a segno nel 5-1 che la Roma impone alla Lucchese. Nel 1938 va in prestito all’Atalanta per fare esperienza e quando torna trova la fiducia di Guido Ara e di Alfred Schaffer, il quale subentra in panchina a quattro giornate dalla fine. Il giovane attaccante si adatta sia al ruolo di centravanti che a quello di ala, giocando diverse partite con il 7 o l’11 sulle spalle. Nella stagione successiva Amadei esplode definitivamente in tutte le sue qualità di centrattacco e con 18 gol in 30 presenze regala qualche gioia in una stagione grigia. Ruolino di marcia identico nella stagione successiva, quella dello scudetto: Amadei è il terminale perfetto nell’ingranaggio di Schaffer e nel finale – appoggiato da Aristide Coscia e Miguel Angel Pantò – rende vana la rincorsa del Torino andando a segno 9 volte nelle ultime 10 giornate. In giallorosso va in gol in cinque derby, di cui quattro vinti. Nella sua ultima stagione alla Roma, ‘47/’48, decide la stracittadina del girone di andata. A fine campionato la Roma, in crisi economica, lo cede all’Inter.
Dino Da Costa (Rio de Janeiro, Brasile, 1 agosto 1931) – Brasiliano dai tratti calcistici ‘europei’. Marcatore spietato, essenziale, potente. E, naturalmente, l’incubo per antonomasia della Lazio. Dino Da Costa arriva a Roma nell’estate del 1955 cavalcando un’autentica onda di popolarità ed entusiasmo. Appoggiato anche dal grande Garrincha e Luis Vinicio (il quale nella stessa stagione passa al Napoli), Da Costa in sette anni con la maglia del Botafogo ha fatto del gol il suo marchio di fabbrica: 144 centri e un titolo di capocannoniere del campionato statale di Rio. Nella sua prima stagione in giallorosso mette a segno 12 gol giocando da mezza punta alle spalle di Carletto Galli, in un attacco supportato dall’estro di Alcides Ghiggia e Istvan Nyers. Il campionato 1956/1957 è quello in cui Da Costa assume le sembianze di una tempesta di gol. Con la partenza di Egisto Pandolfini e l’ingaggio del più coriaceo Paolo Pestrin, Da Costa avanza il suo raggio d’azione andando a comporre un tandem d’attacco con il veterano Gunnar Nordhal, coppia sostenuta da Ghiggia a destra e Severino Lojodice sull’ala mancina. Il cannoniere brasiliano, autentica ancora di salvezza di una squadra tutt’altro che perfetta, con 22 gol in 33 partite conquista il titolo di miglior marcatore della Serie A. Nella medesima annata Da Costa inizia a far girare la sua diabolica giostra del gol nei derby, partita di cui è tuttora miglior marcatore assoluto: nelle due stracittadine di quell’annata realizza altrettante doppiette (3-0 all’andata e 2-2 al ritorno), mentre nella stagione seguente va a segno nelle quattro sfide con la Lazio (campionato e Coppa Italia). Nelle sue sei stagioni romaniste punisce la Lazio 11 volte, score a cui va aggiunto l’acuto nel 5-1 a favore dei giallorossi nel Trofeo Remo Zenobi dell’11 settembre 1955. Indimenticabile il derby del novembre ’58, in cui firma una doppietta nel secondo tempo chiudendo la sfida sul 3-1. Nel 1960/1961 va alla Fiorentina nel quadro dell’affare che porta Francisco Ramon Lojacono nella Capitale ma torna un anno più tardi, in tempo per partecipare alla festa per la finale di Coppa delle Fiere vinta l’11 ottobre. Saluta la maglia della Roma con 149 presenze e 71 gol in campionato.
Pedro Waldemar Manfredini (Maipu de Mendoza, 7 settembre 1935) – La leggenda di Pedro Manfredini nasce sulla scaletta dell’aereo che lo porta a Roma nel 1959. Complice uno scherzo della prospettiva, una fotografia pubblicata da un giornale ritrae il nuovo centravanti giallorosso con una scarpa apparentemente enorme: per una città intera Manfredini diventa immediatamente ‘Piedone’, anche se il protagonista della vicenda nella sua autobiografia scrive che il nomignolo fu opera di Enzo Petrucci. Sta di fatto che una città intera rimane stregata immediatamente dal nuovo acquisto, un amore a prima vista che Manfredini ricambia subito in campo. All’esordio in campionato timbra il suo primo gol da romanista andando a segno a Firenze dopo appena 4 minuti, mentre una settimana più tardi firma una doppietta nel derby vinto 3-0. E’ l’inizio di un’ascesa storica, inarrestabile come le sue progressioni verso la porta avversaria. Essenziale, fantasioso e tecnico, il numero 9 giallorosso fila via in serpentina e poi batte il portiere pescando da un repertorio magnifico: botta di collo pieno, pallonetto morbido, un ulteriore dribbling per scartare anche l’estremo difensore oppure ancora un tocco da posizione defilata, felpato ma potente abbastanza da evitare anche l’ultimo difensore che si getta alla disperata verso la linea di porta. Sedici i gol nella sua prima stagione, mentre nell’annata successiva – dopo la partenza di Dino Da Costa – ne realizza due in Coppa Italia, ben 12 nella gloriosa avventura in Coppa delle Fiere (doppietta nella prima finale contro il Birmingham) e 20 in campionato. In quell’edizione della Serie A, che la Roma chiude al quinto posto, ‘Piedone’ si rende protagonista di una partenza stratosferica: nelle prime nove giornate segna 15 gol con ben quattro triplette (una nel derby). E’ un poker da urlo, che induce i tifosi giallorossi a ribattezzarlo ‘ManTredini’. Rimane a Roma per sei stagioni, totalizzando 130 presenze e 77 gol in campionato, 18 centri complessivi nelle Coppe Europee (miglior marcatore di sempre nella storia giallorossa oltreconfine), una Coppa delle Fiere vinta (con due titoli consecutivi di capocannoniere del torneo) e cinque gol nel derby ai quali si aggiungono le 6 trasformazioni dal dischetto nel 6-4 imposto alla Lazio dopo i calci di rigore negli ottavi della Coppa Italia ’61-’62.
Rudi Voeller (13 aprile 1960) – “Vola, tedesco vola!”. Rudi Voller. Un trascinatore coraggioso, generoso. Da acquisto misterioso e discusso ad autentica leggenda romanista. Arriva nella Capitale nel 1987, ad un anno di distanza dalla finale dei Mondiali persa dalla Germania Ovest contro l’Argentina di Diego Armando Maradona. La sua prima annata, complici alcuni problemi fisici, provoca scetticismi: chiude il campionato del debutto con tre centri in 21 presenze e chi storce il naso maligna che sia costato un miliardo a gol. Voeller è amareggiato e medita di tornarsene in Germania, ma la famiglia Viola fa scudo e scommette tutto su di lui. E lui, come poi canteranno i tifosi, comincia a volare. In stagioni difficili, con una Roma in declino dopo i fasti della prima metà degli anni ’80, si carica letteralmente la squadra sulle spalle. I gol, 45 in campionato su 142 presenze e 12 nelle coppe europee, non dicono tutto. Voeller è un uomo squadra, un combattente che accetta di sacrificarsi, un campione in grado di sfoderare anche colpi a sorpresa: come i ‘cucchiai’ dal dischetto nel campionato 1991/1991, che beffano Valerio Fiori nel derby e Luca Marchegiani in un match contro il Torino. Nell’immaginario dei tifosi giallorossi la figura di Voeller resterà sempre legata, in particolare, alla semifinale di ritorno di Coppa Uefa contro il Broendby. La Roma approda tra le migliori quattro grazie ad una grandinata di gol del Tedesco, che ne fa 4 al Bordeaux tra andata e ritorno e altrettanti all’Anderlecht nei due match dei quarti. Nel primo round della semifinale la squadra di Ottavio Bianchi raccoglie un insidioso 0-0 sul campo dei danesi e nel match di ritorno sblocca dopo mezzora di gioco con Ruggiero Rizzitelli. Un autogol di Sebino Nela fa temere il peggio, ma a due minuti dal 90’ è proprio Voeller – anticipando di un soffio lo stesso Rizzitelli – a battere Peter Schmeichel spedendo la Roma nella sfortunata finale con l’Inter e l’Olimpico in un deliro indimenticabile. I giallorossi si consolano con la Coppa Italia, che la Roma vince contro la Samp con due centri del Tedesco nelle due sfide di andata e ritorno.